L'Italia si posiziona come l'ultimo Paese dell'Unione europea per quanto riguarda il miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici residenziali. Secondo i dati pubblicati da Eurostat, nel 2025 soltanto il 2,6% della popolazione residente in Italia dichiarava di vivere in un'abitazione riqualificata negli ultimi cinque anni, un valore drasticamente inferiore alla media UE che si attesta al 23,9%. In cima alla classifica figurano nazioni come Danimarca, Paesi Bassi, Francia e Slovenia.

Il paradosso del Superbonus

Il dato appare contraddittorio se confrontato con l'ampia visibilità mediatica e il massiccio ricorso al Superbonus 110%. Tuttavia, l'indicatore Eurostat si basa sulla percezione riferita dalle famiglie tramite il sondaggio EU-SILC e non sul volume dei cantieri. Questo scostamento suggerisce che molti interventi, pur essendo stati eseguiti, non abbiano prodotto un salto qualitativo percepibile dagli abitanti o siano stati troppo frammentati per incidere sulle prestazioni complessive dell'immobile.

L'analisi della Corte dei conti europea

La questione dell'efficacia è centrale anche nel rapporto speciale 20/2026 della Corte dei conti europea, che definisce il Superbonus come la misura più costosa e meno efficiente tra quelle analizzate per la riqualificazione privata finanziata con i fondi RRF. L'audit evidenzia un dato allarmante: in Italia il costo per risparmiare 1 kWh è stato di circa 10 euro, una cifra significativamente più alta rispetto agli altri Paesi esaminati.

Quantità contro qualità degli interventi

Secondo la Corte, l'approccio italiano ha privilegiato lavori rapidi e superficiali a scapito di ristrutturazioni profonde. Il monitoraggio si è spesso concentrato su output quantitativi — come la superficie ristrutturata o il numero di case coinvolte — piuttosto che sulla reale riduzione dei consumi energetici. Inoltre, gli attestati di prestazione energetica sono stati giudicati poco affidabili per scopi comparativi.

Prospettive e criticità sistemiche

Il quadro che emerge è quello di una spesa pubblica elevata che non si traduce necessariamente in un risparmio energetico tangibile. Sebbene l'Italia abbia raggiunto l'85% dell'obiettivo intermedio del PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) con un risparmio di 5,08 Mtep tra il 2021 e il 2025, come riportato da ENEA, la discrepanza con i dati Eurostat sottolinea l'urgenza di criteri di monitoraggio più rigorosi e interventi strutturali per evitare che la riqualificazione rimanga un'operazione di cantiere senza benefici reali per l'ambiente e i cittadini. Questo scenario si inserisce in un contesto di generale difficoltà del Paese nella transizione ecologica, come già evidenziato per l'impatto ambientale di altri incentivi analizzati da AlexTech.