La tensione tra Washington e Pechino si sposta sul piano della proprietà intellettuale dell'intelligenza artificiale, trasformando una disputa commerciale in una questione di sicurezza nazionale. Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha lanciato un ultimatum severo alle aziende AI cinesi: l'inserimento nella Entity List e sanzioni economiche sono ormai opzioni concrete per chiunque utilizzi l'open source come copertura per il furto di tecnologie americane.

L'accusa: distillazione industriale e spionaggio

Al centro della tempesta c'è la startup cinese Moonshot AI, accusata dalla Casa Bianca di aver sviluppato il modello Kimi K3 attraverso un processo di distillazione illegittima. La tecnica della distillazione, che consiste nell'addestrare un modello più piccolo utilizzando gli output di uno più grande e potente, è una pratica comune per l'ottimizzazione. Tuttavia, secondo Michael Kratsios, capo della politica scientifica e tecnologica della Casa Bianca, Moonshot avrebbe implementato una piattaforma interna sofisticata per condurre attacchi di distillazione su scala industriale contro i modelli statunitensi, in particolare il potentissimo Fable di Anthropic.

Anthropic aveva già segnalato a febbraio l'esistenza di campagne coordinate che coinvolgevano circa 24.000 account fraudolenti per estrarre conoscenze da Claude, un'operazione che avrebbe compreso oltre 3,4 milioni di scambi focalizzati su ragionamento agentico e analisi dati. Questo episodio si inserisce in un contesto di estrema fragilità per Fable, che era stato sospeso globalmente per timori legati alla sicurezza nazionale.

Il nodo dell'hardware proibito

Kimi K2.5: Moonshot AI Challenges OpenAI and Google — https://www.timesofai.com/industry-insights/kimi-k2-5-moonshot-ai-model/

L'indagine statunitense non riguarda solo il software. La Casa Bianca sostiene che Moonshot abbia aggirato i controlli sulle esportazioni acquisendo server equipaggiati con chip Nvidia GB300 (architettura Blackwell), rigorosamente vietati per il mercato cinese. Tali risorse sarebbero state reperite tramite intermediari in Thailandia, fornendo la potenza computazionale necessaria per alimentare i processi di distillazione e l'addestramento di K3.

Reazioni contrastanti tra i giganti dell'AI

Il settore reagisce con toni divergenti. Mentre Greg Brockman, presidente di OpenAI, ha definito Kimi K3 come un modello "piuttosto buono", è rimasto cauto sulla conferma della distillazione, sottolineando che gli Stati Uniti mantengono un vantaggio competitivo grazie agli investimenti miliardari in infrastrutture. Al contrario, Jensen Huang di Nvidia ha descritto i modelli open cinesi come "eccellenti", suggerendo che le aziende americane dovrebbero poterli utilizzare liberamente.

L'ascesa di Kimi K3, un modello da quasi tre bilioni di parametri, mette in discussione la sostenibilità economica dei laboratori AI occidentali, suggerendo che l'efficienza della distillazione possa erodere il vantaggio competitivo di chi investe capitali immensi nello sviluppo da zero. Questo scenario alimenta le voci su un possibile blocco totale dei modelli open-weight cinesi negli USA per prevenire rischi di sicurezza nazionale, proprio mentre USA e Cina pianificano nuovi colloqui per settembre.

Impatto sul mercato italiano

Sebbene la disputa sia bilaterale tra superpotenze, l'eventuale bando dei modelli open-weight cinesi potrebbe influenzare pesantemente le PMI e gli sviluppatori italiani. Molte aziende locali utilizzano modelli aperti per ridurre i costi di implementazione dell'AI; una restrizione normativa imposta dagli USA potrebbe costringere l'ecosistema tecnologico italiano a una scelta forzata tra standard americani proprietari e costosi o l'isolamento da tecnologie cinesi all'avanguardia.