Il mercato automobilistico europeo sta vivendo una trasformazione strutturale dove la trazione elettrificata non è più un'alternativa, ma il motore principale della crescita. I dati pubblicati l'23 luglio dall'Associazione europea dei costruttori (ACEA) confermano che i modelli a batteria e ibridi hanno sostenuto quasi interamente l'espansione del settore, portando le immatricolazioni totali nell'UE a circa 4,7 milioni di unità con un incremento del 4%. Mentre i motori a combustione interna (benzina e diesel) sono scesi sotto la soglia del 30% delle vendite, l'adozione di tecnologie a zero o basse emissioni accelera in modo eterogeneo tra i vari Stati membri.

La strategia di aggiramento dei dazi cinesi

L'elemento più disruptive è l'ascesa dei brand cinesi, che a giugno hanno conquistato una quota record del 10,9% del mercato europeo. Questa crescita non è più legata esclusivamente ai veicoli elettrici a batteria (BEV), ma segue una nuova linea strategica: l'investimento massiccio in modelli ibridi e plug-in hybrid. Questa mossa permette ai produttori cinesi di eludere i dazi doganali dell'Unione Europea, che possono arrivare fino al 45% per le importazioni di auto totalmente elettriche ma non si applicano alle versioni ibride.

Il risultato è che circa un quarto di tutte le vendite di auto ibride nell'UE appartiene ora a marchi cinesi. BYD emerge come il leader più aggressivo, superando Tesla in volumi di immatricolazioni in Europa nel periodo che va fino a maggio (135.307 unità contro le 118.068 della casa statunitense). Parallelamente, MG mantiene una posizione di rilievo per volumi, mentre nuovi attori come Leapmotor e Chery registrano crescite esponenziali.

Un'Europa a due velocità

La transizione energetica procede con ritmi drasticamente differenti. Se la Norvegia ha quasi completato il passaggio, toccando una quota di auto elettriche superiore al 96% a giugno, altri mercati mostrano resistenze o rallentamenti. La Germania guida per volumi assoluti, mentre la Francia raggiunge quote record vicine al 30%. In netto contrasto, l'Italia fatica a tenere il passo: nonostante un raddoppio delle immatricolazioni di veicoli elettrici, la quota sul totale delle vendite resta inferiore al 7%.

Il declino dei giganti tradizionali

I produttori storici europei si trovano in una posizione di vulnerabilità. L'analisi evidenzia come l'avanzata cinese avvenga a spese di aziende che un tempo consideravano il proprio mercato inattaccabile. Esempi emblematici sono le difficoltà di Mercedes, che ha investito miliardi in prodotti elettrici senza trovare la stessa trazione commerciale riscontrata dai competitor locali in Cina, costringendola a mantenere i motori termici più a lungo del previsto.

Tesla, d'altro canto, vede la propria quota di mercato nell'UE scendere verso il 2%, schiacciata da una concorrenza più agguerrita e da una domanda meno elastica per i modelli aggiornati come la Model Y.

Impatto sul mercato italiano

L'Italia si conferma l'anello debole della transizione elettrica europea. Il divario tra il tasso di adozione nazionale (sotto il 7%) e quello dei partner europei come Francia o Germania riflette un ritardo sistemico nell'innovazione. Questo scenario è coerente con l'analisi di AlexTech sulla scarsa capacità dell'Italia di generare imprese tecnologiche innovative, suggerendo che la difficoltà nel passaggio all'elettrico non sia solo una questione di incentivi, ma di un ecosistema industriale che fatica a evolversi verso il software e l'energia pulita.