Il Canada si prepara a entrare nella rete di supercomputer dell'Unione europea, un passo che apre alle imprese, alle start-up e ai ricercatori canadesi l'accesso a una potenza di calcolo oggi concentrata in Europa. Lo ha annunciato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha confermato quanto già anticipato nei giorni precedenti: le due parti stavano discutendo l'ingresso di Ottawa nella rete europea.
La rete fa capo a EuroHPC, una società pubblico-privata dell'UE con un budget di 8,2 miliardi di euro. Comprende 14 supercomputer, alcuni dei quali tra i primi dieci al mondo, 19 "fabbriche" dedicate all'intelligenza artificiale e 10 computer quantistici. Lo stesso soggetto gestirà anche i cosiddetti gigafactory dell'AI, per i quali è previsto un investimento complessivo di 30 miliardi di euro. Le fonti indicano che la costruzione dovrebbe partire il prossimo anno, ma questo dato va ancora verificato.
Von der Leyen ha collegato l'accesso al calcolo a un obiettivo più ampio: abbinare la capacità canadese nel settore dell'AI a quella europea, così da sviluppare sistemi "altamente competitivi, innovativi e sicuri". Per gli esperti, però, l'intesa è soltanto un primo passo. Anton Leicht, ricercatore al Carnegie Endowment for International Peace, definisce la cooperazione sul calcolo una delle mosse più ovvie a breve termine per le potenze intermedie nell'AI, ma osserva che non riduce di molto la dipendenza dagli Stati Uniti. Finché Washington costruirà cluster da scala gigawatt, sostiene, nessuna collaborazione che non porti a investimenti infrastrutturali massicci potrà incidere davvero.
L'adesione si inserisce in un rapporto già consolidato. Il Canada partecipa in parte a Horizon Europe, il principale programma di ricerca e sviluppo dell'Unione, e finanzia in parte EuroHPC. Oggi sono 38 i Paesi che partecipano alla rete: i 27 Stati membri e alcuni Paesi extra-UE, tra cui Norvegia, Svizzera, Regno Unito, Israele e Turchia. Il Canada diventerebbe quindi il primo partner nordamericano a entrare nella rete, un dettaglio che rafforza la lettura di una cooperazione tra potenze intermedie in alternativa ai grandi poli dell'AI.
Il dossier ha anche un risvolto infrastrutturale che AlexTech ha già seguito: a settembre Bulk Infrastructure aveva presentato il progetto del cavo Leif Erikson, 4.600 km tra Norvegia e Canada pensato come rotta dati alternativa agli Stati Uniti, anch'esso ancora senza socio canadese.
Resta da vedere come l'accesso sarà organizzato in pratica, quali tempi e costi comporterà per le imprese canadesi e se gli ingressi annunciati si tradurranno in nuovi investimenti concreti.

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