Ottant'anni dopo il manifesto di Vannevar Bush del 1945, Science, the Endless Frontier, il consigliere scientifico della Casa Bianca Michael Kratsios ha pubblicato Science: A New Golden Age. Il confronto tra i due documenti è il punto di partenza di Nature, che legge il nuovo rapporto come un avvertimento per l'Europa più che come un modello da imitare.
Bush sosteneva una scienza aperta e internazionalista. Kratsios mette al centro la potenza nazionale e il vantaggio strategico. Il rapporto, presentato come successore del testo del 1945 in occasione dei 250 anni degli Stati Uniti, individua quattro obiettivi: dare priorità al singolo scienziato rispetto alle istituzioni tradizionali, cambiare il modo in cui i fondi di ricerca vengono assegnati, distribuiti e valutati, fissare obiettivi scientifici chiari e costruire una capacità industriale per tradurre le scoperte in forza tecnologica, e preparare il sistema di ricerca alla rivoluzione dell'intelligenza artificiale.
Sul piano pratico, il documento propone fondi più flessibili, come sovvenzioni a tempi rapidi e a lungo orizzonte, e un sostegno più ampio a soggetti diversi dalle università, inclusi nuovi istituti orientati alla missione. Il rapporto descrive inoltre il modello lineare della ricerca, che va dalla scienza di base alla ricerca applicata fino all'industria, come ormai superato, perché oggi la scoperta procede per cicli iterativi tra lavoro fondamentale e applicato.
Il contesto politico non è neutro. Il rapporto è stato illustrato al Congresso in un'audizione del 22 luglio, e Kratsios lo lega esplicitamente alla competizione con la Cina e al programma Genesis Mission, che destina fondi all'intelligenza artificiale. Anche la scelta di riscrivere il quadro del 1945 ha un significato preciso: il sistema di finanziamento federale che sostiene la ricerca universitaria, nato da quel report, viene ora presentato come irrigidito e da smontare.
Per l'Europa la lettura di Nature è netta: un documento che ridefinisce le regole della scienza americana impone una risposta, e non può limitarsi a osservare. Il rischio è che i ricercatori seguano le opportunità create altrove. Non è un'ipotesi astratta, perché una parte della comunità scientifica statunitense sta già guardando all'estero per lavoro e finanziamenti.

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