La Germania vuole raddoppiare entro il 2030 il parco dei propri data center e quadruplicare la potenza di calcolo disponibile per far girare i modelli di intelligenza artificiale. L'obiettivo è ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti per l'accesso all'AI e rilanciare l'economia. Ma il piano si scontra con gli impegni climatici del Paese e dell'Unione Europea, che chiedono di tagliare le emissioni di gas serra del 55% entro la fine del decennio.

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A frenare è una norma approvata nel 2023, l'Energy Efficiency Act. Tra le altre cose, imponeva a tutti i nuovi data center di recuperare una parte del calore generato dalle apparecchiature, possibilmente cedendolo ai sistemi di teleriscaldamento comunali. Per Patrick Graichen, ex alto funzionario del ministero dell'Economia e dell'Energia, era una scelta ovvia: «Abbiamo bisogno di calore pulito, e i data center sono una fonte di calore pulito».

Il passo indietro sulla norma

A giugno, un mese prima dell'entrata in vigore delle regole, il governo federale ha presentato un emendamento. Le aziende del settore avevano sostenuto che i vincoli rendessero quasi impossibile costruire in Germania, e l'associazione tedesca dei data center aveva definito una versione iniziale del testo un ostacolo insormontabile. Con la modifica, i gestori non sarebbero più obbligati a riutilizzare il calore di scarto, ma solo a valutare la fattibilità di farlo. La proposta sarà presto sottoposta alla ratifica del Parlamento.

Il problema pratico è noto. Il calore può essere riutilizzato solo se c'è un acquirente disponibile, come un sistema di teleriscaldamento o un'industria come le serre agricole. Secondo Barbara Smitten, responsabile per i sistemi critici presso la società di consulenza Cundall, alcuni obblighi «erano fuori dal controllo» dei gestori, e l'onere ricadeva interamente sui data center.

Negli ultimi 18 mesi diversi progetti sono naufragati in Germania. Stack Infrastructure ha rinunciato a un impianto da 3 miliardi di dollari in Assia, mentre la società pubblica Komm.ONE si è ritirata da un progetto in Baden-Württemberg. Le cause non sono sempre chiare, ma Komm.ONE ha indicato tra i motivi proprio gli oneri previsti dalla norma.

Il calore di scarto è tecnicamente possibile

Quando un acquirente c'è, recuperare il calore è semplice. John Booth, managing director della società di consulenza IT Carbon3IT, sostiene che non esistano ostacoli tecnici: «Le tecnologie e i concetti sono noti. L'unico motivo per non farlo è la volontà dell'organizzazione». Graichen va oltre e sostiene che le obiezioni dell'industria siano infondate, proponendo che la disponibilità di un acquirente diventi un criterio standard nella scelta di qualsiasi nuovo sito.

Con la modifica, invece, i gestori dovranno solo verificare se il recupero del calore sia economicamente e tecnicamente fattibile, e in caso contrario saranno esentati. La ministra federale dell'Economia e dell'Energia, Katherina Reiche, ha difeso il cambiamento parlando di «condizioni per la sovranità digitale e la crescita economica».

Il rischio di una reazione sociale

La modifica potrebbe sbloccare la domanda di data center, favorita dalla posizione centrale della Germania per instradare i dati verso l'Europa occidentale e orientale. Ma potrebbe anche alimentare la stessa opposizione locale che negli Stati Uniti ha portato a blocchi dei permessi e moratorie. A febbraio, il consiglio comunale di una cittadina tedesca ha già bloccato un progetto da 2,5 miliardi di dollari, in parte per timori climatici.

Graichen è convinto che il clima dell'opinione pubblica stia cambiando: «Nell'ultimo anno l'atteggiamento verso i data center è cambiato completamente. Prima di tutto negli Stati Uniti, ma lo stesso accadrà in Europa».