I Mac Apple Silicon che restano fermi sul desktop possono ora generare un reddito passivo: la rete distribuita Darkbloom, gestita da Eigen Labs di Seattle, ha ottenuto l'abilitazione come provider a pagamento su OpenRouter. Secondo le stime dell'azienda, i proprietari di hardware Apple possono incassare in media tra 120 e 200 dollari al mese per ogni macchina collegata, vendendo la propria capacità di calcolo inattiva per l'inferenza AI.

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Mac come nodi di inferenza su OpenRouter

Gajesh Naik, ingegnere di Eigen Labs, ha confermato che la rete ha già servito circa 4,5 miliardi di token e generato un ARR (ricavi ricorrenti annuali) di 102.000 dollari. Attualmente sono online circa 250 Mac, mentre il totale dei provider registrati supera i 900. Il modello più richiesto è Qwen 3.6 35B A3B, seguito da GPT-OSS 20B e Gemma 4 26B. I guadagni medi giornalieri variano dai 15 ai 26 dollari a seconda del modello e dell'utilizzo, con una stima annua netta tra 192 e 4.983 dollari per partecipante, al netto di un costo elettrico stimato in circa 2 dollari mensili.

Architettura hardened e privacy garantita

Il software Darkbloom è progettato per mitigare i rischi di sicurezza legati all'esecuzione di prompt e risposte su hardware di terze parti. L'inferenza engine opera in un singolo processo Swift hardened, senza subprocess o server locali, sfruttando mlx-swift-lm sulla GPU Apple Silicon. Il kernel macOS blocca l'accesso esterno alla memoria del processo: i debugger sono negati a livello di system call (PT_DENY_ATTACH) e le API di lettura della memoria sono bloccate da Hardened Runtime. Le protezioni non possono essere disattivate senza un riavvio, che termina il processo e cancella i dati. Il plaintext è esposto solo nella memoria hardware-encrypted del coordinatore in una Confidential VM (AMD SEV-SNP) e viene immediatamente ricrittografato per il provider, in un modello di sicurezza simile a quello del Private Cloud Compute di Apple.

Dal free tier al mercato dei dati decentralizzati

Darkbloom è nato come esperimento ad aprile e ha già processato oltre 42 milioni di richieste di inferenza. Il passaggio a provider pagato segna una svolta: i ricavi vanno direttamente ai possessori di modelli open-weight su PC personali, anziché a laboratori frontier con debiti infrastrutturali. I requisiti hardware sono dettagliati nella documentazione ufficiale, e i Mac mini restano la scelta ottimale per via della scarsità di scorte in vista del refresh M5/M6, ma anche un MacBook Pro con chip M1 può contribuire. L'iniziativa si inserisce in una tendenza più ampia di decentralizzazione dell'AI, come già esplorato con il framework MLX che trasforma i Mac in workstation AI e l'estensione del Private Cloud Compute di Apple a infrastrutture esterne.