Meta Muse potrebbe sottrarre ad Apple una parte del percorso che porta gli utenti a scoprire prodotti e servizi e poi a comprarli. È il rischio evidenziato da Wamsi Mohan di Bank of America: anche se Apple continuasse a vendere iPhone, gli agenti AI potrebbero intercettare ricerca, raccomandazioni e avvio delle transazioni, spostando altrove una parte del valore generato dai servizi.

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Muse è un agente AI personale: può navigare sul web, compilare moduli, prenotare viaggi, inviare email e fare acquisti per conto dell'utente. Meta lo ha lanciato a settembre; il debutto consumer dell'agente ha segnato il passaggio da un assistente che risponde a uno strumento che esegue attività. Secondo le stime di Sensor Tower citate da 9to5Mac, Muse aveva superato 3,4 milioni di download la settimana precedente al 29 settembre. La stessa testata ha riferito che l'app era al primo posto nella classifica delle app gratuite dell'App Store statunitense da quasi due settimane.

Il punto per Apple non è soltanto quale app l'utente apre, ma chi controlla la scelta e il pagamento. Mohan osserva che il commerciante scelto dall'agente ottiene il cliente, mentre il proprietario dell'agente può incassare i ricavi legati all'instradamento della transazione, oggi associati anche a sistemi operativi, motori di ricerca e app store. Tra le integrazioni commerciali di Muse figurano Shopify e Shop Pay, Expedia e PayPal: l'agente può accompagnare l'utente dalla ricerca fino al checkout.

L'ipotesi da 10 miliardi riguarda l'App Store

La possibile pressione sui ricavi ha attirato anche una stima di Needham, distinta dall'analisi di Bank of America. L'analista Laura Martin ha ipotizzato che, se il 40% dei 123 miliardi di dollari di ricavi dai servizi Apple nell'anno fiscale 2026 provenisse dall'App Store e il 20% di quei ricavi migrasse verso la piattaforma Muse Connectors di Meta, senza commissioni, Apple potrebbe perdere 10 miliardi di dollari di ricavi e 7,5 miliardi di EBITDA. È uno scenario condizionale, non una previsione di perdite già in corso.

Martin ha inoltre riferito che Meta avrebbe ricevuto oltre 1.500 candidature da sviluppatori nelle prime 168 ore dal lancio di Muse Connectors, e ha indicato il rischio di defezioni se Apple non migliorasse le condizioni economiche per chi sviluppa app. Un agente che gestisce abbonamenti potrebbe incidere anche sulle spese ricorrenti: Bank of America ha avvertito che strumenti capaci di individuare servizi usati poco e suggerirne la disdetta potrebbero aumentare le cancellazioni. Un'indagine annuale di CNET citata da CNBC stima che gli adulti statunitensi sprechino in media 252 dollari l'anno in abbonamenti inutilizzati.

La tesi non implica che ogni acquisto mediato da Muse sottragga una commissione ad Apple. Alcune transazioni, come le prenotazioni di voli o la consegna di cibo, non generano oggi commissioni dell'App Store. E una parte importante dei ricavi dello store è legata a giochi e acquisti in-app, secondo un commentatore intervenuto nel dibattito trasmesso da CNBC. La quota effettivamente esposta dipende quindi dai tipi di acquisto che gli agenti riusciranno a intercettare.

Per Apple la sfida è software, non potenza del chip

Mohan mantiene su Apple il giudizio «Buy» e un obiettivo di prezzo di 370 dollari. Considera la base installata di iPhone e la reputazione dell'azienda sulla privacy vantaggi utili per conquistare la fiducia degli utenti, ma sostiene che Siri AI sia indietro su alcune funzioni: attività persistenti in background, azioni in un'ampia gamma di app di terze parti e un sistema di pagamento dedicato agli agenti.

Secondo l'analista, gli iPhone attuali hanno già potenza sufficiente per eseguire agenti AI: il nodo è coordinare software e integrazioni. Apple dovrebbe far avanzare più rapidamente i team di Servizi, chip, pagamenti, privacy e Siri. Mohan contrappone inoltre il ciclo annuale dei grandi aggiornamenti software di Apple alla possibilità per gli agenti AI di migliorare giorno dopo giorno.

Il 29 settembre le azioni Apple sono scese di oltre il 2,5%, secondo 9to5Mac, dopo la pubblicazione della nota di Bank of America. Mohan, tuttavia, non ha ritirato il suo giudizio positivo: continua a considerare Apple una possibile vincitrice dell'AI eseguita sui dispositivi.