La Commissione Europea ha imposto ad Alphabet l'apertura di undici funzionalità chiave di Android per garantire che gli assistenti AI concorrenti operino alle stesse condizioni di Gemini. La decisione, adottata il 16 luglio 2026 nell'ambito del Digital Markets Act (DMA), mira a smantellare i privilegi tecnologici che Google ha storicamente riservato ai propri servizi, forzando l'azienda a fornire un'interoperabilità "equamente efficace" per tutti i provider di assistenti virtuali.

Il nodo tecnico del DSP e il risparmio energetico

Il punto più critico riguarda il rilevamento della wake word (la parola di attivazione). Fino ad oggi, Google ha limitato l'accesso al DSP (Digital Signal Processor), un chip dedicato che permette allo smartphone di ascoltare il comando di attivazione consumando una frazione dell'energia rispetto alla CPU principale. Gli sviluppatori terzi, come quelli di Home Assistant, erano costretti a utilizzare workaround basati sulla CPU, che causavano un salto del consumo energetico dall'1% al 15% e mantenevano l'indicatore del microfono costantemente attivo, compromettendo la privacy.

Con il nuovo provvedimento, Google dovrà permettere a terze parti di creare modelli di attivazione personalizzati che sfruttino il DSP per la prima fase di rilevamento, garantendo l'efficienza energetica e i livelli di isolamento dei processi precedentemente esclusivi per Gemini. Come già anticipato in un'analisi precedente sull'apertura di Android, questa mossa è fondamentale per stimolare una reale concorrenza nel mercato degli assistenti AI.

Coesistenza di più assistenti e automazione

Una delle novità più rilevanti è il disaccoppiamento dal ruolo di assistente predefinito. Google non potrà più vincolare l'accesso a queste funzioni all'app che detiene il ruolo di default nel sistema. Entro Android 19 (previsto per agosto 2028), sarà possibile l'attivazione concorrente di più servizi: un utente potrà dire "Okay Nabu" per gestire la domotica tramite Home Assistant senza dover rinunciare a Gemini per altre attività.

Oltre alla voce, l'apertura riguarda:

  • L'invocazione dell'assistente tramite la pressione prolungata del tasto Home.
  • L'accesso a dati ambientali (microfono e camera) alle stesse condizioni di Google.
  • L'integrazione strutturata con app come Gmail, Calendar e Maps.
  • L'accesso ai modelli AI on-device e a regole di esecuzione in background più eque.

Scadenze rigorose per evitare la conformità malevola

Google ha tempi certi per implementare queste modifiche: le prime aperture devono essere integrate in Android 18 entro il 1° agosto 2027, mentre la rilevazione concorrente delle parole di attivazione è fissata per il 1° agosto 2028.

Per evitare quella che l'Open Home Foundation definisce "conformità malevola" — ovvero soluzioni tecnicamente corrette ma inutilizzabili nella pratica — la Commissione Europea ha stabilito che Google debba fornire documentazione completa, strumenti di test gratuiti e report mensili sui progressi. Questo approccio si inserisce in una strategia più ampia di Bruxelles per contrastare il lock-in tecnologico, simile a quanto denunciato recentemente da LibreOffice nei confronti di Microsoft.

Impatto sul mercato globale e privacy

L'apertura di Android non è un caso isolato, ma parte di una pressione sistemica sui gatekeeper. Mentre Google apre il Play Store a store rivali negli USA per ordine giudiziario, l'UE usa il DMA per ridefinire chi controlla la fiducia e i dati dell'utente. Parallelamente, l'ecosistema Android evolve verso una maggiore trasparenza: le nuove specifiche RCS Universal Profile 4.1 introdurranno controlli granulari sulla privacy del profilo, permettendo agli utenti di decidere chi può vedere nome e foto nelle chat, un passo verso una sovranità digitale più concreta per l'utente finale.