Negli ultimi quattro anni gli Stati Uniti hanno perso oltre 200mila posti di lavoro nei settori creativi, circa 50mila solo nell'ultimo anno. È uno dei peggiori periodi per l'occupazione nei media dell'epoca moderna, paragonabile soltanto alle recessioni del 2001 e del 2008. Stavolta però non c'è una recessione generalizzata: il calo coincide con la diffusione di sistemi di AI capaci di produrre romanzi, immagini fotorealistiche e musica a costi bassissimi. La domanda, posta dall'economista Joseph Politano nella sua newsletter Apricitas, è se si tratti della caduta della classe creativa.

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Dimostrare quanti di questi posti siano stati sostituiti dall'AI è molto difficile. Le aziende dei media sono riservate sul proprio utilizzo dell'AI, sia per evitare reazioni negative del pubblico sia per tutelare la base legale dei propri diritti d'autore. Gli effetti dell'AI, inoltre, si sovrappongono ad altri fattori: il consolidamento di Hollywood, la delocalizzazione della produzione di contenuti e il passaggio di pubblico verso i creator dei social. Il segnale più chiaro, secondo Politano, è che tutti i sottosettori dell'arte digitale perdono posti, mentre l'intrattenimento dal vivo continua a crescere.

Alcune perdite sono la prosecuzione di tendenze già in atto, come nell'editoria, dove il cambiamento tecnologico erode da decenni i posti nei quotidiani e nei periodici. Per la trasmissione in diretta, lo streaming e la grafica, invece, il calo recente è insolito rispetto agli anni precedenti. Il settore più colpito è però quello di cinema e registrazione sonora, che da tre anni perde posti a un ritmo quasi senza precedenti.

Hollywood non aveva mai attraversato un periodo così difficile: il settore cinematografico e televisivo ha perso oltre 100mila posti, quasi un terzo del totale. Secondo i dati del Bureau of Labor Statistics, a giugno l'occupazione nel comparto film e registrazione sonora è scesa a 322.300 addetti, il livello più basso dal 1995 se si escludono gli anni della pandemia. Le giornate di ripresa a Los Angeles sono passate da 36.792 nel 2022 a 19.694 nel 2025. Lo streaming ha reso la transizione difficile, perché i contenuti tradizionali perdono tempo di visione a favore di flussi generati dagli utenti e sempre più assistiti o creati dall'AI.

Nel complesso, quasi la metà delle perdite del settore media si concentra nel cinema e nella registrazione sonora. L'editoria dei testi è la seconda fonte di perdite, con oltre 70mila posti in meno. Il ritmo non accenna a rallentare: le perdite si aggirano intorno ai 50mila l'anno e negli ultimi mesi sono persino aumentate.

Il precedente della musica

Per capire cosa possa accadere all'arte con l'AI, Politano guarda alla precedente rivoluzione digitale, quella di internet. All'inizio degli anni 2000 i Metallica denunciarono Napster per la condivisione illegale dei loro brani. Vinsero la causa e Napster fallì, ma la tecnologia aveva già reso la pirateria impossibile da arginare. Il valore delle singole canzoni crollò, e piattaforme come Spotify e Apple Music acquisirono cataloghi enormi offrendo accesso a prezzi contenuti.

La musica non ha più recuperato i ricavi dell'epoca dei CD. Per gli artisti il modello è cambiato: il disco è diventato una vetrina per concerti e merchandising, che oggi generano la quota maggiore del reddito. È un passaggio che ha penalizzato soprattutto i musicisti più piccoli, costretti a tour continui, ma ha salvato il settore dal collasso. Il cinema e l'editoria, privi di una componente dal vivo a cui appoggiarsi, hanno subito un colpo più duro.

La differenza è netta anche nei numeri del settore dal vivo: l'occupazione nelle arti performative e negli sport spettacolo è cresciuta di circa 67mila posti negli stessi quattro anni, perché dipende dalla presenza fisica del pubblico.

Cosa dice la ricerca sul lavoro creativo

Richard Florida, l'urbanista che nel 2002 ha coniato il termine "classe creativa", non è convint che l'AI elimini quei lavori. "Non sono sicuro che i suoi numeri siano giusti", ha dichiarato a Fortune, "ma non credo che elimineranno quei posti. Credo che renderà certi tipi di lavoro creativo più preziosi". Florida ritiene che l'AI colpirà soprattutto il lavoro di base, quello di chi lavora fino a notte in società di consulenza o finanziarie, mentre il giudizio, il gusto e l'originalità diventerebbero più importanti.

Un'analisi di Otis College sulla California, citata dalle fonti, stima che nello Stato siano andati perduti circa 114mila posti nell'economia creativa dalla fine del 2022, un calo di circa il 14%. Secondo la stessa analisi, a incidere è per metà il quadro nazionale e per metà la situazione specifica della California. Anche il Bureau of Labor Statistics prevede che la domanda di scrittori, grafici e fotografi sia frenata dall'uso crescente dell'AI.

La risposta alla domanda resta aperta. L'AI sembra un fattore reale nel calo dei posti creativi, ma la sua quota precisa è ancora difficile da misurare, e il quadro dipende da molte altre forze che agiscono sullo stesso mercato.