Per la prima volta in duemila anni qualcuno ha letto parole scritte su un rotolo carbonizzato di Ercolano, il PHerc. 306B. Il frammento era stato sepolto dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., riportato alla luce nel 1750 e sottoposto a scansione micro-CT lo scorso anno, senza che nessuno ne avesse ancora decifrato il contenuto. Il riconoscimento è andato a Liam Warner e Nicola Bodill, che hanno rivelato l'inchiostro e recuperato testo leggibile dal rotolo, vincendo un premio di 50mila dollari assegnato dal Vesuvius Challenge.
Il PHerc. 306 è diviso in due parti, chiamate 306A e 306B. Per molto tempo non si sapeva quale corrispondesse alla sezione superiore del rotolo originale. Il riconoscimento dell'inchiostro e l'orientamento della scrittura hanno permesso di stabilire che il 306B è la parte alta, mentre il 306A, più piccolo, è quella inferiore. Il rotolo si trova oggi a circa 10 chilometri dal luogo del ritrovamento, nella Villa dei Papiri di Ercolano.
La valutazione dei contributi non è stata semplice. Diversi partecipanti hanno individuato la stessa area del rotolo, e alcuni sono arrivati vicini alla soglia richiesta, che fissava a 10 caratteri leggibili su 4 centimetri quadrati. Le sequenze recuperate da altri erano di 7, 8 o 9 caratteri.

Immagine: scrollprize.org — https://scrollprize.org/data_browser/PHercParis1Fr34
La svolta è arrivata con una sequenza di lettere, τοδιαυτο, già individuata da più partecipanti da quasi un mese, ma troppo incerta perché il gruppo di papirologi raggiungesse un consenso. Le tracce successive potevano essere lette come mu o come nu. Nel lavoro di Warner e Bodill, un miglioramento sottile ma decisivo della leggibilità ha reso visibile un tratto obliquo, e per la prima volta il gruppo ha concordato sulla lettura αι. Sul piano paleografico il dato è rilevante: nelle scritture in maiuscolo Μ, Ν e ΑΙ si somigliano molto, e già nell'antichità la confusione tra queste forme era frequente nella copiatura dei manoscritti.
Con la lettura αι, il testo proposto diventa τὸ δι᾽ αὑτὸ αἱρετόν, "ciò che è desiderabile in sé". L'espressione ha paralleli in trattati filosofici come quelli di Aristotele e Sesto Empirico, e compare anche nel trattato etico di Filodemo Sull'ira, dove viene usata per criticare chi considera la punizione un bene in sé. In un contesto epicureo, però, l'espressione dovrebbe riferirsi solo al bene e al piacere.
I due vincitori hanno lavorato in modo diverso. Warner è un ingegnere del software freelance del nord dell'Inghilterra, con esperienza nei videogiochi, nella sanità e nelle tecnologie per la trasmissione; ha messo a disposizione una RTX 4090 rimasta inutilizzata e si è dedicato all'apprendimento automatico per l'identificazione dell'inchiostro. Bodill è australiana, laureata in latino e greco antico e studentessa di master all'Università di Sydney, dove lavora a un'edizione critica di un manoscritto buddhista gandharico su corteccia di betulla. Dal 2023 studia i rotoli srotolati virtualmente e ha creato a mano centinaia di etichette per addestrare i modelli. Warner ha descritto il risultato come possibile grazie al lavoro di entrambi, mentre Bodill ha ringraziato il gruppo Vesuvius Challenge e l'intera comunità dei partecipanti.
Il risultato non apre ancora un intero testo: si tratta di una frase isolata, la cui lettura resta in parte da confermare sul piano filologico. Ma dimostra che anche i rotoli più deformati possono restituire parole, e che la ricerca sui papiri di Ercolano può ora procedere con criteri più solidi.

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