Una cassetta audio che si ispira al formato degli anni Settanta e Ottanta, ma che al posto del nastro magnetico usa molecole di DNA sintetico, potrebbe un giorno contenere l'intera produzione musicale mai registrata. A proporla è un gruppo di ricercatori cinesi guidato da Xingyu Jiang, professore di ingegneria biomedica alla Southern University of Science and Technology, nella provincia del Guangdong.
Il principio di funzionamento è simile a quello della memoria digitale tradizionale, con una differenza sostanziale. Invece di zeri e uno, le informazioni vengono scritte con la sequenza delle quattro basi del DNA, A, T, C e G. Il team ha programmato queste basi per generare le sequenze necessarie a codificare i file su un lungo nastro di plastica, dove il DNA sintetico è incorporato. Per proteggere i legami molecolari, fragili per natura, il nastro è rivestito da una sorta di armatura di imidazolato zeolitico, una struttura che ne rallenta il degrado.
La capacità dichiarata è di 36 petabyte, pari a oltre tre miliardi di brani se ciascuno occupa circa 10 megabyte. Ogni chilometro di nastro contiene 28,6 milligrammi di DNA e i dati vengono conservati in più copie, così da mantenere l'integrità delle informazioni per centinaia di anni. Il sistema gestisce un gran numero di partizioni indirizzabili, fino a 1.570 elaborate al secondo, e questo lo rende abbastanza rapido da inserirsi, almeno in linea di principio, nei sistemi informatici attuali.
Nello studio, i ricercatori hanno anche costruito un prototipo di unità di lettura per la cassetta. Questo dispositivo distribuisce immagini incomplete tra le partizioni disponibili e può recuperare, rimuovere o modificare le sequenze in circa 50 minuti. Il ripristino dell'immagine completa richiede invece tecniche di sequenziamento e decodifica di «nuova generazione».
Il confronto con le cassette tradizionali aiuta a capire la portata dell'idea. Le vecchie cassette memorizzavano circa 12 tracce per lato su un film di poliestere ricoperto di particelle magnetiche. Il DNA ha una densità di memorizzazione molto più alta, stimata in circa 455 exabyte per grammo, un valore che rende l'approccio interessante per un mondo sempre più affamato di dati.
Il lavoro è stato pubblicato su Science Advances nel settembre 2025. Gli stessi autori descrivono il sistema come una strategia per l'archiviazione rapida e compatta di grandi volumi di dati, a freddo o a temperatura moderata. Per ora, però, si tratta di un prototipo di laboratorio e la memorizzazione del DNA resta lontana dalle applicazioni pratiche su scala industriale.

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