Il caldo estremo che sta devastando l'Europa non si limita a seccare i boschi: sta riattivando un pericolo sotterraneo e dimenticato. In Francia, Belgio, Germania e Paesi Bassi, le alte temperature hanno innescato l'esplosione di bombe e mine inerti da decenni, risalenti alla Prima e Seconda guerra mondiale. Per i soccorritori che combattono gli incendi, il rischio non è più solo il fuoco, ma anche le munizioni inesplose che emergono dal terreno bruciato.

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Il calore come detonatore

Secondo Sarah Njeri, studiosa di pace e conflitto alla School of Oriental and African Studies di Londra, il cambiamento climatico sta facendo ciò che prima non accadeva: "sotterrare e riattivare" armi precedentemente stabili. Le fiamme non solo scoprono le munizioni nascoste dalla vegetazione, ma il calore intenso può innescare direttamente gli esplosivi. In una foresta vicino a Bordeaux, un incendio ha portato alla luce un deposito di munizioni della Seconda guerra mondiale; in Belgio, nella provincia di Liegi, si sono udite "esplosioni sporadiche" mentre i vigili del fuoco operavano nelle zone colpite.

Un'eredità letale che riemerge

La situazione è aggravata dalla siccità, che ha fatto abbassare il livello di fiumi e laghi. In Slovacchia, il Danubio ha esposto due mine navali; in Ungheria, un'antica bomba è emersa alla base del Ponte Margherita a Budapest. In Belgio, il servizio di smaltimento delle munizioni risponde a oltre 3.000 chiamate all'anno, eliminando tra le 200 e le 250 tonnellate di residui bellici. Come nota Bernard Collard, storico locale che scandaglia i vecchi campi di battaglia con un metal detector: "Non sai mai cosa potresti trovare, e non dovresti prenderlo alla leggera".

La nuova normalità climatica

Lo studio di World Weather Attribution pubblicato a luglio evidenzia come le piogge abbondanti di gennaio abbiano favorito la crescita della vegetazione, trasformata poi in combustibile con l'arrivo del caldo estivo. Combinando siccità, bassa umidità e venti forti, le condizioni sono diventate ottimali per gli incendi. Christina Greene, ricercatrice dell'Università dell'Arizona, avverte che "l'eredità della guerra continua a emergere" proprio grazie al cambiamento climatico, costringendo l'Europa ad affrontare un passato bellico in modi a cui non era più abituata.