L'Assemblea nazionale francese ha approvato una tassa che colpirebbe le grandi piattaforme digitali in base al volume di dati che inviano agli utenti in Francia. Il voto, avvenuto il 30 ottobre 2026, si è chiuso 11 a 10 a favore dell'emendamento presentato dal deputato socialista Laurent Lhardit, che è stato inserito nel bilancio dello Stato per il 2027. Non è ancora legge: il testo dovrà superare ulteriori passaggi parlamentari.
Il meccanismo prevede che i fornitori di contenuti paghino circa 0,055 euro, pari a circa 0,06 dollari, per ogni gigabyte distribuito agli utenti francesi. Secondo i proponenti, il prelievo potrebbe fruttare circa 10 miliardi di euro all'anno, cioè 11,2 miliardi di dollari. Uno studio commissionato da CCIA Europe, che rappresenta le big tech americane, stimava a ottobre un costo di 115 miliardi di euro in dieci anni per limitare il cloud statunitense in Europa. La cifra si basa sul traffico che attraversa le reti francesi: circa 200 miliardi di gigabyte l'anno, di cui cinque grandi aziende individuate nell'emendamento generano circa la metà.

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Nell'elenco delle società indicate nella relazione illustrativa figurano Google, Meta, Netflix, Amazon e la rete di distribuzione di contenuti Akamai. Anche TikTok e altre piattaforme simili potrebbero rientrare nel perimetro, a seconda di come saranno applicate le regole. La tassa non colpirebbe quindi pubblicità, profitti o abbonamenti, ma il traffico generato dai servizi. A settembre un'indagine SWG e Polling Europe rilevava che in Italia il 46% preferisce un prelievo sulle Big Tech deciso a livello UE, contro il 39% della media europea.
Il prelievo prevede anche un tetto: non potrà superare il 15% del fatturato francese dell'azienda o il 2% del fatturato mondiale. Sono compresi nel meccanismo anche le reti di distribuzione dei contenuti (CDN), che conservano copie dei contenuti vicino agli utenti per ridurre i tempi di caricamento e la congestione della rete.
In base al testo, i provider internet dovrebbero misurare i volumi di dati e individuare le aziende che li inviano agli utenti francesi. I dati sarebbero raccolti e trasmessi ogni trimestre all'amministrazione fiscale, sotto la supervisione dell'autorità per le telecomunicazioni Arcep.
Lhardit sostiene che a pagare sarebbero i grandi operatori, non i consumatori. «Non vedo come una tassa possa essere trasferita agli utenti di Facebook, Instagram o TikTok, dato che questi servizi sono gratuiti», ha dichiarato. Lo stesso deputato ha osservato che per le imprese più piccole il costo sarebbe contenuto, citando l'emittente TF1, che dovrebbe versare tra 200.000 e 300.000 euro.

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Tra gli oppositori, invece, c'è chi teme che la misura metta a rischio la privacy degli utenti. Il ministro del Governo David Amiel ha chiesto se il traffico internet possa essere misurato e attribuito ai singoli fornitori di contenuti senza introdurre obblighi di monitoraggio complicati. Il rischio, secondo questa lettura, è un controllo più invasivo del traffico degli utenti.
La misura si inserisce in un quadro di tensioni fiscali con Bruxelles. Diversi Paesi europei applicano già tasse sui servizi digitali, calcolate sui ricavi pubblicitari, sui marketplace e su altre attività digitali. Lo scorso anno, Apple e Meta sono state multate dalla Commissione europea, mossa che ha irritato Washington, che ha definito le sanzioni «una nuova forma di estorsione economica». Il voto dell'Assemblea è solo il primo passo: il provvedimento dovrà superare le fasi restanti dell'iter della legge di bilancio 2027, mentre il voto sulla prima parte del bilancio è previsto per i primi giorni di novembre.

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