Per la prima volta le Nazioni Unite ammettono che l'obiettivo di contenere il riscaldamento globale sotto 1,5 °C non è più raggiungibile. Il nuovo report del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) cambia la domanda: non più come evitare lo sforamento, ma quanto a lungo e di quanto sforare.

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Il punto è di metodo. Le Nazioni Unite calcolano la temperatura come media su alcuni decenni, e con i dati attuali il limite non risulta ancora superato in senso tecnico. Ma le temperature restano ferme anche dopo anni molto caldi, e il riscaldamento attuale dipende anche dal forte El Niño in corso. Per l'UNEP il superamento è quindi questione di tempo, e l'ente lo scrive senza giri di parole: «Decenni di azione climatica insufficiente rendono inevitabile il superamento di 1,5 °C».

Gli impegni presi a Parigi nel 2015 prevedevano che i Paesi fissassero obiettivi di riduzione delle emissioni da rafforzare col tempo, verificati nei cosiddetti stocktake. Ma molti governi non hanno tradotto gli impegni in politiche concrete, e il ritiro degli Stati Uniti sotto la presidenza Trump ha peggiorato il quadro. Secondo l'UNEP, le politiche esistenti porterebbero a circa 2,8 °C entro fine secolo; anche gli obiettivi più ambiziosi di Parigi ridurrebbero il dato di appena 0,2 gradi. Includendo tutti gli impegni net-zero annunciati fuori dall'accordo, la stima scende a 2,1 °C, ma la temperatura continuerebbe a salire nel secolo successivo. Già a fine 2025 le emissioni erano rimaste sostanzialmente piatte rispetto al 2024.

Lo scenario indicato dall'UNEP per limitare i danni prevede di riportare la temperatura sotto 1,5 °C entro il 2100, con una probabilità del 66% di non superare 1,8 °C. Richiede però di rimuovere dall'atmosfera 320 gigatonnellate di anidride carbonica entro fine secolo, una tecnologia ancora agli inizi, e tagli molto rapidi: il carbone per l'elettricità dovrebbe calare del 75% entro il 2035 e uscire del tutto entro il 2040, mentre le emissioni complessive dovrebbero scendere del 70% entro il 2040.

Oggi gli impegni attuali porterebbero a tagli di appena il 12% entro il 2035, lasciando circa 16 gigatonnellate di CO2 in più di quanto richiesto dallo scenario. Le energie solare ed eolica crescono, ma la domanda elettrica cresce più in fretta e la loro quota nella rete resta indietro. Il report, però, sostiene che ancora si possono limitare i danni, a patto che molti Paesi facciano sforzi che finora non hanno fatto.