L'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C per evitare le conseguenze più catastrofiche del cambiamento climatico è ufficialmente fallito. In un report pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP), l'organizzazione ammette che, con l'attuale traiettoria delle emissioni, il pianeta è destinato a raggiungere un riscaldamento di circa 1,8 °C rispetto ai livelli pre-industriali entro questo secolo.

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Siamo di fronte a un cambio di paradigma: dopo anni in cui le Nazioni Unite hanno insistito che la finestra per mantenere il limite di 1,5 °C fosse ancora aperta, l'UNEP riconosce ora che la soglia verrà superata "nei prossimi pochi anni". Questa ammissione arriva mentre i dati confermano che le temperature globali nel 2024 hanno già superato tale limite per la prima volta, un segnale che si somma a fenomeni estremi come i record termici degli oceani e l'intensificarsi di El Niño che hanno già destabilizzato i mari e minacciato i tipping point di ecosistemi critici come l'Amazzonia.

La strategia dell'overshoot per tornare in zona sicura

Senza più la possibilità di prevenire il superamento della soglia, l'ONU propone ora una strategia basata sull'overshoot (superamento temporaneo). L'idea è di limitare il picco massimo di riscaldamento — idealmente non oltre 1,8 °C — per poi invertire la rotta e riportare le temperature sotto 1,5 °C entro la fine del secolo.

Sarebbe un percorso a "gobba": una fase di riscaldamento accelerato, un picco e un graduale raffreddamento. Tuttavia, gli esperti avvertono che questo scenario implica decenni di disastri meteorologici accresciuti, innalzamento dei mari ed estinzioni di massa. Inger Andersen, direttrice esecutiva dell'UNEP, ha sottolineato che, sebbene non sia un mondo sicuro, è comunque "più sicuro che rimanere sopra 1,5 °C a lungo termine".

Il divario tra promesse e realtà climatica

Il report evidenzia un contrasto brutale tra gli obiettivi ambiziosi e le politiche attuali. Sebbene l'implementazione completa dei contributi determinati a livello nazionale (NDC) porterebbe il riscaldamento tra 2,3 °C e 2,5 °C, le misure effettivamente in vigore e finanziate pongono il mondo su una rotta verso i 2,8 °C entro il 2100. Questo dato aggrava ulteriormente le proiezioni di ETH Zurich, che suggerivano un riscaldamento superiore del 25% rispetto alle stime ufficiali.

Per rendere possibile il ritorno a 1,5 °C dopo l'overshoot, i governi dovrebbero tagliare le emissioni annuali del 55% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2019. L'ONU avverte che le tecnologie di rimozione della CO2 dall'atmosfera possono giocare solo un ruolo limitato e non possono sostituire i tagli drastici alle emissioni di combustibili fossili. Il Segretario Generale António Guterres ha definito la lotta per 1,5 gradi come "la lotta per l'umanità", esortando a un'accelerazione immediata nella transizione verso le rinnovabili e nella riduzione dell'inquinamento da metano.