Per la prima volta, una startup dice di aver usato virus progettati dall'intelligenza artificiale per curare un paziente umano. Radical Numerics, società di San Francisco che sviluppa modelli di AI per le scienze biologiche, ha annunciato che una miscela di batteriofagi generati dal suo modello Omnii-1 è stata somministrata a una persona affetta da un'infezione batterica resistente agli antibiotici, nell'ambito di un trattamento a uso compassionevole.

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I batteriofagi, o fagi, sono virus che infettano specificamente i batteri. La terapia fagica non è una novità: risale a oltre un secolo fa e sta tornando d'attualità con la crescita della resistenza agli antibiotici. Il problema è trovare, per l'infezione di un singolo paziente, il fago giusto, tra enormi collezioni ambientali, in un processo lungo e laborioso. Omnii-1 è stato addestrato come modello linguistico sui genomi e ha il compito di generare fagi vitali, stabilirne le priorità tra le varianti e prevedere quali batteri infetteranno.

La società ha pubblicato un report tecnico sul proprio sito, ma non ha rivelato l'identità del paziente né quella dei medici che seguono il caso, citando vincoli di riservatezza. Secondo i responsabili dell'azienda, la sperimentazione è stata autorizzata dalla Food and Drug Administration statunitense. Il documento non è stato sottoposto a revisione paritaria né pubblicato su una rivista scientifica, e per ora non ci sono risultati clinici sull'esito del trattamento.

Il precedente più vicino è la ricerca condotta nel 2025 da Brian Hie della Stanford University e dall'Arc Institute, che con il modello Evo ha progettato genomi virali funzionanti capaci di infettare il batterio E. coli. Anche in quel caso, però, si trattava di esperimenti di laboratorio. Il passaggio alla somministrazione a un essere umano è quello che distingue l'annuncio di Radical Numerics, ma è anche quello che, senza pubblicazioni verificabili, richiede più prudenza nella valutazione.

Il trattamento dovrà ora essere valutato dalla comunità scientifica. Solo con dati clinici pubblicati e verificabili si potrà capire se i fagi progettati dall'AI funzionano davvero e se possono diventare una strada praticabile per le infezioni resistenti agli antibiotici, che secondo le stime potrebbero causare circa 40 milioni di morti nei prossimi venticinque anni.