Il governo degli Stati Uniti ha vietato alle agenzie civili federali di usare i prodotti di DeepSeek, il laboratorio cinese di intelligenza artificiale. Il divieto, deciso dal Dipartimento per la Sicurezza Interna, obbliga le agenzie a rimuovere i prodotti dai propri sistemi informatici e impedisce nuovi acquisti. Coinvolge anche i servizi di terze parti costruiti sui modelli open-source di DeepSeek. Secondo Washington, il rischio è che dati sensibili possano finire alle autorità cinesi.

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Pechino ha reagito con durezza. Il Ministero degli Esteri accusa gli Stati Uniti di estendere in modo eccessivo il concetto di sicurezza nazionale, mentre il Ministero del Commercio chiede la revoca del divieto e promette contromisure "risolute".

Il doppio standard cinese

La posizione di Pechino è difficile da sostenere, perché la Cina chiude il proprio mercato alle tecnologie straniere in modo molto più rigido. ChatGPT, Claude e Gemini non sono approvati nel Paese. Dal 2023 la Cyberspace Administration deve esaminare i servizi di intelligenza artificiale, che devono rispettare le linee politiche del governo. La regola vale per tutto il mercato, non solo per le agenzie pubbliche. Gli enti statali dovrebbero inoltre sostituire gradualmente hardware e software stranieri con prodotti nazionali. Secondo alcuni rapporti, ai funzionari governativi sono limitati anche gli iPhone.

Il New York Times riferisce che Pechino ha proposto la scorsa settimana propri controlli su export e licenze per le tecnologie di intelligenza artificiale, sul modello di quelli americani.

Un segnale politico più che una risposta concreta

Le preoccupazioni americane hanno anche una base concreta. La legge sull'intelligence cinese del 2017 obbliga aziende e cittadini a sostenere il lavoro dei servizi segreti. Inoltre, i modelli cinesi tendono a evitare alcuni temi sensibili. Sul piano economico, aziende di AI, il FBI e altre agenzie statunitensi hanno più volte accusato le imprese cinesi di pratiche scorrette, accuse che Pechino respinge.

La protesta cinese serve comunque a più scopi. Mostra alle imprese nazionali che lo Stato le sostiene e rafforza, presso altri Paesi, la tesi che Washington voglia dominare il settore. Soprattutto, prepara il terreno a future ritorsioni, che potranno essere presentate come semplici risposte.

In sostanza, entrambe le parti invocano la sicurezza nazionale per proteggere mercati e tecnologie. Gli Stati Uniti legano sicurezza e politica economica anche attraverso i severi controlli sull'export di chip. La protesta cinese non è molto credibile, ma il segnale politico che porta con sé va preso sul serio.