Nel weekend è diventato di moda sostituire il sistema operativo delle smart TV con software scritto dall'AI, più snello e privo di pubblicità. Lo stesso approccio si sta estendendo a cornici digitali, baby monitor e specchi smart abbandonati dai produttori, che tornano a funzionare con nuovo software.
Il meccanismo è sempre lo stesso: un agente di codifica analizza un prodotto esistente, ne ricostruisce le funzioni e le riproduce, oppure ne installa una versione open source sull'hardware. Il risultato è un ibrido tra vibe coding, decompilazione e reverse engineering, con un rischio evidente di plagio. Ma il fenomeno nasce anche dal bisogno di riprendere il controllo di dispositivi che limitano funzioni basilari, inseriscono pubblicità o raccolgono dati.

Reverse Engineer
Un utente, Gathin, ha raccontato su X di aver fatto così con la TV dei genitori: Claude Code ha trovato il televisore sulla rete Wi-Fi, ha rimosso 25 pacchetti Xiaomi e ha scritto un nuovo launcher. Il post, secondo quanto riportato, ha superato i 6 milioni di visualizzazioni. Già ora diversi progetti open source offrono soluzioni del genere, come dumbtv, che promette di eliminare pubblicità e tracciamento dalle TV Android, e l'analisi di Claude Opus 5.5 applicata ai giochi mostra che la stessa logica già si estende al modding dei videogiochi.
Il progetto che ha acceso la discussione è REA, Reverse Engineer Anything, che ha superato 342.000 stelle su GitHub. Usa agenti AI per scomporre le funzioni di altre applicazioni senza accedere al codice sorgente e ricrearle nel proprio prodotto. Secondo InfoQ, REA lavora in locale, collegando agenti come Claude Code e Codex a strumenti come Ghidra, Hopper e IDA, e non sostiene di recuperare il codice originale. Perplexity lo ha già integrato nel suo agente Computer con il comando /reverse-engineer, offrendo fino a 10.000 crediti gratuiti per utente fino al 31 ottobre.
Il fenomeno tocca anche il software di uso quotidiano. Nelle ultime settimane sono comparsi cloni AI di Adobe Creative Cloud e Microsoft Office, mentre un developer ha ricostruito gran parte di Modern Warfare 2 in tre mesi. Un produttore di pedali per chitarra ha raccontato di aver clonato gli algoritmi di tre concorrenti in 72 ore.

How To Reverse Engineer Anything Even If You Don't Have One! - YouTube
Gli esperti invitano alla cautela. Mike Nolan, che studia la politica del software open source, osserva che il Software-as-a-Service sembra in crisi come modello di business, ma che mantenere il software resta costoso e che non è chiaro quante aziende adotteranno questi cloni. Georg Zoeller, citato dal Telegraph, sostiene che non ci siano più segreti nel software e che il valore dei prodotti scenderà rapidamente.
I cloni generati dall'AI spesso non sono vere decompilazioni: il codice risultante differisce dall'originale e può contenere bug che chi lo usa non sa correggere. Il rischio maggiore riguarda i dispositivi collegati alla rete. Software fragile installato su hardware critico può aprire la strada ad attacchi, e comunità di reverse engineering e progetti open source potrebbero essere sommersi da contributi di bassa qualità.

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