Elon Musk ha risposto sui social alle critiche sul raffreddamento dei data center orbitali di SpaceX, sostenendo che nello spazio il calore può essere smaltito più facilmente che sulla Terra. Il problema, nel vuoto, è che il calore può uscire solo per irraggiamento, cioè sotto forma di radiazione infrarossa: niente aria, niente acqua, niente convezione.

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La replica nasce da un commento di Shaun Maguire, socio di Sequoia Capital, che Musk ha definito «much easier to cool in space». Musk ha scritto che un radiatore in alluminio rivolto lontano dal Sole può emettere circa 1.300 watt per metro quadrato, perché «vede» soprattutto la radiazione cosmica di fondo, a circa tre gradi sopra lo zero assoluto. Il Sole è la variabile decisiva: la sua energia scalda le apparecchiature, quindi i componenti che devono emettere calore vanno orientati in direzione opposta.

Nel calcolo di Musk il radiatore deve essere molto più grande dei pannelli solari. «I pannelli solari generano circa 250 W/m², quindi dovresti aspettarti che abbiano un'area circa cinque volte quella del radiatore», ha scritto. Aggiunge che la maggior parte della massa del satellite è costituita dai pannelli solari.

Lo scambio di calore per irraggiamento segue la legge di Stefan-Boltzmann, che lega la quantità di calore emessa all'emissività della superficie, alla sua area, alla costante di Boltzmann e alle temperature dell'oggetto e dell'ambiente circostante. I radiatori rivestiti in alluminio hanno un'emissività infrarossa più alta dei pannelli solari, ed è su questo che Musk fonda la sua tesi.

Il progetto è al centro di un piano più ampio. SpaceX parla di una costellazione chiamata Starmind, con fino a un milione di satelliti per data center orbitali, organizzati in cluster di circa dieci unità collegate da circa 10 terabit di banda. Secondo le fonti, la produzione dei primi satelliti potrebbe iniziare alla fine del 2027 nello stabilimento Gigasat di Bastrop, in Texas. Il primo modello si chiama AI1 e opererebbe in un'orbita sincrona con il Sole, per restare costantemente illuminato.

Il progetto ha anche critici. Sam Altman, CEO di OpenAI, a febbraio ha definito «ridicola» l'idea di data center nello spazio nel panorama attuale, pur ritenendo che in futuro potrebbe avere senso. Su X, un commentatore ha fatto notare che il vuoto isola termicamente e che il calore può essere disperso solo per irraggiamento, rendendo improbabile la nascita di questi data center.

Musk ha anche dichiarato che la maggior parte del calcolo per la futura superintelligenza sarà nello spazio, precisando che con «overwhelmingly» intende circa il 100%. Le cifre restano però tutte sue previsioni: sul raffreddamento, la risposta è una stima fisica, non una prova sperimentale.

Impatto sul mercato italiano

Nessuna delle fonti indica un effetto diretto sul mercato italiano. Il tema riguarda piuttosto la fattibilità tecnica di un'infrastruttura che oggi esiste solo nei piani.